martedì 9 ottobre 2012
venerdì 28 settembre 2012
Nuovo Blog: Animazione Disney
In questo blog intendo provare a raccogliere le informazioni sulle opere di animazione Disney
(il trailer celebrativo viene dalla pagina youtube della Disney)
mercoledì 8 agosto 2012
Joker: il matto
Ragionando con un amico sul precedente post e soprattutto sull'analisi (ad opera di Recchioni) della figura del Joker, nelle versioni di "The Dark Knight" e "The Killing Joke", mi sono venute in mente alcune considerazioni.
Intelligentemente Recchioni confronta due visioni del Joker entrambi affascinanti (ma, secondo me, è il personaggio stesso che è affascinante a prescindere, come lo è Batman).
La versione di Nolan (che non solo graficamente deve molto a quella del "Joker" di Azzarello e Bermejo) "è suadente e spinge all'emulazione (parlo di cosplayer, gente con le magliette e quanto altro, non solo di teste matte con troppe armi a disposizione)."
Mentre quella di Moore (e Brian Bolland) "è respingente, mette paura, e non invoglia in nessuna maniera a volersi identificare con il Joker".
Non credo che l'intenzione del cosplayer che si maschera da un qualsiasi personaggio (fumetto, videogioco o film che sia) sia quella di identificarsi con il personaggio stesso; inoltre la morte di Heath Ledger ha influito non poco sulla proliferazione di questo "costume".
Il fatto che Moore, pur mostrando anche il lato umano del Joker (prima l'incidente che lo ha generato e poi il siparietto comico assieme a Batman), spinga molto sulla crudeltà delle sue azioni, non penso sia frutto di una maggiore consapevolezza. O almeno non credo che Nolan sia meno consapevole di quello che rappresenta.
Entrambi i Joker sono chiaramente psicopatici, quello di Moore (che poi avrebbe ispirato quello del primo Batman di Tim Burton), inoltre, è più colorato e giocoso (e a tratti ricorda quello naif del telefilm degli anni sessanta), mentre quello di Nolan è più crepuscolare e autodistruttivo.
Intelligentemente Recchioni confronta due visioni del Joker entrambi affascinanti (ma, secondo me, è il personaggio stesso che è affascinante a prescindere, come lo è Batman).
La versione di Nolan (che non solo graficamente deve molto a quella del "Joker" di Azzarello e Bermejo) "è suadente e spinge all'emulazione (parlo di cosplayer, gente con le magliette e quanto altro, non solo di teste matte con troppe armi a disposizione)."
Mentre quella di Moore (e Brian Bolland) "è respingente, mette paura, e non invoglia in nessuna maniera a volersi identificare con il Joker".
Non credo che l'intenzione del cosplayer che si maschera da un qualsiasi personaggio (fumetto, videogioco o film che sia) sia quella di identificarsi con il personaggio stesso; inoltre la morte di Heath Ledger ha influito non poco sulla proliferazione di questo "costume".
Il fatto che Moore, pur mostrando anche il lato umano del Joker (prima l'incidente che lo ha generato e poi il siparietto comico assieme a Batman), spinga molto sulla crudeltà delle sue azioni, non penso sia frutto di una maggiore consapevolezza. O almeno non credo che Nolan sia meno consapevole di quello che rappresenta.
Entrambi i Joker sono chiaramente psicopatici, quello di Moore (che poi avrebbe ispirato quello del primo Batman di Tim Burton), inoltre, è più colorato e giocoso (e a tratti ricorda quello naif del telefilm degli anni sessanta), mentre quello di Nolan è più crepuscolare e autodistruttivo.
![]() | |||
| Azzarello - Bermejo |
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| Ledger - Nolan |
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| Moore - Bolland |
![]() |
| Nicholson - Burton |
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| 1966 - 1968 |
sabato 21 luglio 2012
Sulla (presunta) seduzione degli innocenti (o presunti tali)
Premetto che, secondo me, è sbagliato sostenere che episodi come il recente massacro avvenuto in Colorado siano dovuti (anche) all'influenza che possono avere film o fumetti. O, almeno, si rischia di allontanarsi da quello che dovrebbe essere il vero motivo di dibattito, cioè la facilità di reperire armi (negli Stati Uniti).
Sono interessanti gli interventi di autori rinomati come Roberto Recchioni (qui e qui), che si sofferma sulla necessità di creare opere in modo consapevole, e Moreno Burattini (qui) che invece ha una diversa visione del problema.
Ci sono passaggi apprezzabili e condivisibili in entrambi gli articoli, ma, personalmente, mi trovo più d'accordo con il secondo.
In particolare:
"Mai mi sognerei di dire: “Non guardate i film con Bruce Willis”. Non è il cinema che fa cominciare a fumare! Del resto, la gente fumava anche prima che il cinema fosse inventato. E’ il cinema che raffigura la realtà: se nel mondo si fuma, la rappresentazione del mondo deve tenerne conto, pena il fallimento del proprio compito. Di nuovo: l’umanità non fuma perché gli attori fumano, ma gli attori fumano perché fuma l’umanità."
E anche:
"I genitori e gli insegnanti a dover operare affinché i ragazzi abbiano gli strumenti per interpretare nel giusto modo il senso delle storie proposte su qualunque pagina o qualunque schermo. Ma alcuni insegnanti e genitori, non riuscendo con i loro scarsi mezzi a educare i giovani a loro affidati e non essendo in grado di guidarli nel periglioso guado del discernimento individuale, cercano affannosamente un capro espiatorio su cui scaricare la colpa del proprio fallimento."
domenica 11 marzo 2012
domenica 4 marzo 2012
A me questo Tex piace sempre di più...
Riciclo la recensione fatta qualche anno fa in occasione della prima pubblicazione, dopo qualche correzione e consiglio, per una prova di collaborazione con il blog Lo Spazio Bianco, per il quale, presumo non se ne faccia niente in quanto non ho avuto più notizie.
In questa bellissima
storia, Tex si imbarca (letteralmente, dato che in Argentina ci arriva in nave)
in un'avventura alla quale il Nostro, solitamente pressoché infallibile, non
riuscirà a dare conclusione positiva.
Convocato da un
vecchio amico argentino, lo aiuterà in una campagna militare contro gli indios
delle pampas, cercando di evitare gli stessi errori compiuti negli Stati Uniti
nei confronti dei nativi.
Una storia a tratti
epica, dalle atmosfere un po' alla Ken Parker, dove Tex, il figlio Kit e una
manciata di disertori non esitano a schierarsi contro l’esercito argentino,
fino a spingersi verso un punto di non ritorno, cercando di limitare i danni e
rimanendo fedeli ai propri ideali.
Un’ottima
sceneggiatura da parte di Mauro Boselli.
L'uso non esagerato
delle didascalie e l'uso abbondante di vignette mute rendono dinamico e
scorrevole il racconto, forse un po' macchinoso nelle scene della prima
battaglia dell'esercito contro gli indios. La storia sovverte alcuni stereotipi
della serie (il personaggio umiliato in duello che non cerca vendetta, il
confine non netto tra buoni e cattivi) pur mantenendone altri (il militare
razzista).
Alcuni fatti e
personaggi storici sullo sfondo rendono più concreta la vicenda.
Splendidi
i disegni di Pasquale Frisenda che, già dalla copertina acquerellata, ricordano
il tratto del primo Milazzo. Azzeccato l'uso di un chiaro scuro non netto, ma a
tratti sfumato (che la non invadente aggiunta del colore non nasconde, ma a
tratti esalta) e che rende bene l'idea di un'ambientazione insolita per il
nostro eroe.
sabato 11 febbraio 2012
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Tex agisce senza i soliti pards in un contesto non nuovo per una storia western (si scontra, per caso, con un ricco possidente locale e con lo sceriffo corrotto), ma non per questo banale.
Storia meno scontata di quanto l'utilizzo di due comprimari nuovi (e per questo potenzialmente sacrificabili) possa far pensare.
L'ultima parte è forse un po' più debole rispetto alla prima parte, ma è comunque la migliore storia di Faraci (fra quelle che ho letto) in Bonelli.
Anobii